La via del canto

Perché si canta?

Perché cantare è un bisogno istintivo?

Perché ci fa così bene?

Molte ricerche etnomusicologiche e antropologiche ci hanno lasciato pagine e pagine di scritti sulla relazione di molti popoli con la musica e soprattutto con il canto.

E’ evidente che ci si mette a cantare quando ci si sente bene, e ci si sente ancora meglio quando ci si mette a cantare.
Ci sono ambienti che “cantano” appena vengono sollecitati. 

Cantare rende più vivo l’ambiente circostante e grazie a questa sintonia si può facilmente diventare tutt’uno con esso. Cantare genera benessere, ci rende vigili, ci aiuta ad avere una migliore postura grazie ad una controazione energetica antigravitazionale della colonna vertebrale. E tutto questo genera ovviamente più presenza nel mondo reale.

La voce mette a nudo le emozioni, e soprattutto smonta le strategie di controllo che si esercitano inconsciamente per non fare vedere suddette emozioni, ad esempio, il collo si irrigidisce, la schiena si curva, la gola si chiude. Per cantare invece, bisogna lasciarsi andare, perdere il controllo e non tutti sono in grado di mollare la preda. La strada per cantare non è quella del fare ma piuttosto quella del non fare, togliere tensione, lasciar scorrere. Viviamo in una società che si dimentica del corpo, tutti gli stimoli sono mirati a catturare la mente, il pensiero, l’intelletto. Eppure la musica per sua natura parte dal corpo e mira a una relazione con l’altro che passa da questo corpo o dalla mente inconscia e non dai significati semantici della parola. 

Per Marius Schneider, filologo ed etnomusicologo tedesco, il canto è un suono nato dal vuoto, è il frutto di un pensiero che fa vibrare il Nulla e propagandosi crea lo spazio… e a proposito scriveva nel 1960 “Nell’istante in cui un dio manifesta la volontà di dare vita a se stesso o a un altro dio, di far apparire il cielo e la terra oppure l’uomo, egli emette un suono. Espira, sospira, parla, canta, grida, urla, tossisce, espettora, singhiozza, vomita, tuona, oppure suona uno strumento musicale. In altri casi egli si serve di un oggetto materiale che simboleggia la voce creatrice”

Quindi il corpo sonoro manifesta la creazione, dà vita all’Invisibile.

Cantare è creazione.

Cantare è un atto concreto per mettere in vibrazione la materia, per plasmarla e dargli un’ordine.

“L’uomo che canta profondamente e realizza interiormente il sacrificio (il canto nutre gli dei) accede al mondo divino nella misura in cui viene investito dell’energia piena dell’essere, conquistando -come uomo-cantore- l’immortalità degli dei-cantori: Allora lui sente la sua forza salire lungo la colonna vertebrale. Il suo soffio sonoro scorre per i suoi canali interni, gli dilata i polmoni e gli fa vibrare le ossa. Così, trasformato in risuonatore cosmico l’uomo si (in)veste come albero che parla. Se il sacrificio sarà totale, qusta forza si stabilirà nella sua pelle o nel suo scheletro” (M. Schneider, in Josè Miguel Wisnik).

La voce ci ricorda che esistiamo, e grazie ad essa ci manifestiamo al mondo. La voce della madre è la prima voce che ci avvicina all’esistenza, che ci “porta” al mondo e che ci nutre nel primo bagno sonoro della nostra vita per farci sentire ancora l’eco dell’utero (ambiente sonoro per eccellenza).

Alfred Tomatis, è stato un medico otorinolaringoiatra e ricercatore francese che ha creato un rivoluzionario metodo di audiopsicofonologia, partendo dai disturbi di sordità e studiando anche i problemi di emissione vocale nei cantanti. Secondo lui il canto carica di energia il cervello e crea un’energia circolare, molto simile all’elettricità in punti ben precisi del corpo, che corrispondono alle ghiandole che secernono ormoni e che in India chiamano “chakras”.

Essi sono i centri di forza vitale nell’organismo umano. In sanscrito, la parola chakra significa “ruota” perché questi centri sono come vortici di energia. In realtà sono dei punti fisici che coincidono con le ghiandole che secernono ormoni.

I chakra sono sette e (approfondiremo questo argomento in un altro articolo) ognuno corrisponde ad un elemento e ovviamente a un tipo di energia e un effetto fisico particolare, che possiamo attivare con dei canti mirati chiamati mantra (canto sacro). I Bija Mantra sono dei mantra “seme” che si utilizzano per “seminare” i centri energetici.

I sette chakra sono:

  1. Muladhara: Centro basale, ha sede alla base della spina dorsale. La vibrazione è lenta, grave. Il suo elemento è la terra. Il suo colore rosso. Il suo Mantra seme: Lam. La sua Nota industani: Sa
  2. Svadhistana: Centro sacrale, situato all’altezza del pube. Plesso ipograstrico. Il suo elemento è l’acqua. Il suo colore è arancione. Il suo mantra seme è Vam. La sua nota: Re
  3. Manipura: é situato lungo la colonna vertebrale all’altezza del plesso solare (o epigastrico). E’ la sede dell’elemento Fuoco. Il suo colore è giallo. Il suo Mantra seme è Ram. La sua nota è Ga.
  4. Anahata: Il Centro del cuore. Anahata significa “suono mistico” è situato all’altezza dello sterno. E’ il chakra della compassione e la leggerezza. La sede dell’io inconscio. Il suo Colore è verde. Il suo Mantra è Yam. La sua nota: Ma.
  5. Visuddha: Centro della gola. Coincide con la sede della ghiandola tiroide. Qui c’è secondo gli antichi alchimisti, il crogiuolo dove si attivano i quattro elementi precendenti: l’etere. Dall’elemento Etere si forma il senso dell’udito. Il suo colore è azzurro (o blu). Il suo mantra “Ham”. La sua nota “Pa” .
  6. Ajna: Centro della fronte, chiamato anche “Terzo Occhio”. E’ il centro del comando. La sede delle facoltà conoscitive. Coincide con la ghiandola pituitaria, i cui ormoni regolano lo sviluppo corporeo, il completo controllo dei sensi. Il suo Colore è Indaco, il suo Bija Mantra è, naturalmente, Om. La sua nota: “Dha”
  7. Sahasrara: Il Loto dai mille petali, il Centro della Corona. Situato sulla sommità del capo. Sede delle ghiandola pineale. Viene chiamato anche “settimo sigillo” perché da qui tutta l’energia in ascesa dagli altri chakra si collega con le energia più alte dell’Universo. Qualcuno lo identifica con il colore viola. Il suo Mantra è il silenzio. La sua nota di riferimento è “Ni”.

Per concludere, il canto è la via maestra per raggiungere benessere e armonia a livello fisico e psichico e questi sono solo una minima parte di metodi di saggezza antica arrivata a noi, tanto si è perso in Occidente sulla continuità delle ricerche empiriche e popolari, con tanti roghi e tanto sangue nelle mani di potenti e religiosi, ma qualcosa è arrivato e qualcosa si è comunque infiltrato nei loro codici patriarcali che hanno voluto allontanare la madre terra dalla saggezza popolare, qualcosa si è comunque infiltrato nel canto gregoriano e i vespri e le messe meravigliose della musica sacra rinascimentale e barocca.

Continueremo a cantare per avvicinare Madre Terra, perché è con lei che dobbiamo armonizzare per ritrovare un’equilibrio sonoro perduto in tanti secoli di depredamento e depravazione naturale e sonora.

Il canto è risonanza, e la risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’Universo, dal più piccolo atomo all’infinito delle galassie.

E si manifesta come messaggio: Il verbo è madre.

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