La via del canto

Perché si canta?

Perché cantare è un bisogno istintivo?

Perché ci fa così bene?

Molte ricerche etnomusicologiche e antropologiche ci hanno lasciato pagine e pagine di scritti sulla relazione di molti popoli con la musica e soprattutto con il canto.

E’ evidente che ci si mette a cantare quando ci si sente bene, e ci si sente ancora meglio quando ci si mette a cantare.
Ci sono ambienti che “cantano” appena vengono sollecitati. 

Cantare rende più vivo l’ambiente circostante e grazie a questa sintonia si può facilmente diventare tutt’uno con esso. Cantare genera benessere, ci rende vigili, ci aiuta ad avere una migliore postura grazie ad una controazione energetica antigravitazionale della colonna vertebrale. E tutto questo genera ovviamente più presenza nel mondo reale.

La voce mette a nudo le emozioni, e soprattutto smonta le strategie di controllo che si esercitano inconsciamente per non fare vedere suddette emozioni, ad esempio, il collo si irrigidisce, la schiena si curva, la gola si chiude. Per cantare invece, bisogna lasciarsi andare, perdere il controllo e non tutti sono in grado di mollare la preda. La strada per cantare non è quella del fare ma piuttosto quella del non fare, togliere tensione, lasciar scorrere. Viviamo in una società che si dimentica del corpo, tutti gli stimoli sono mirati a catturare la mente, il pensiero, l’intelletto. Eppure la musica per sua natura parte dal corpo e mira a una relazione con l’altro che passa da questo corpo o dalla mente inconscia e non dai significati semantici della parola. 

Per Marius Schneider, filologo ed etnomusicologo tedesco, il canto è un suono nato dal vuoto, è il frutto di un pensiero che fa vibrare il Nulla e propagandosi crea lo spazio… e a proposito scriveva nel 1960 «Nell’istante in cui un dio manifesta la volontà di dare vita a se stesso o a un altro dio, di far apparire il cielo e la terra oppure l’uomo, egli emette un suono. Espira, sospira, parla, canta, grida, urla, tossisce, espettora, singhiozza, vomita, tuona, oppure suona uno strumento musicale. In altri casi egli si serve di un oggetto materiale che simboleggia la voce creatrice»

Quindi il corpo sonoro manifesta la creazione, dà vita all’Invisibile.

Cantare è creazione.

Cantare è un atto concreto per mettere in vibrazione la materia, per plasmarla e dargli un’ordine.

«L’uomo che canta profondamente e realizza interiormente il sacrificio (il canto nutre gli dei) accede al mondo divino nella misura in cui viene investito dell’energia piena dell’essere, conquistando -come uomo-cantore- l’immortalità degli dei-cantori: Allora lui sente la sua forza salire lungo la colonna vertebrale. Il suo soffio sonoro scorre per i suoi canali interni, gli dilata i polmoni e gli fa vibrare le ossa. Così, trasformato in risuonatore cosmico l’uomo si (in)veste come albero che parla. Se il sacrificio sarà totale, qusta forza si stabilirà nella sua pelle o nel suo scheletro» (M. Schneider, in Josè Miguel Wisnik).

La voce ci ricorda che esistiamo, e grazie ad essa ci manifestiamo al mondo. La voce della madre è la prima voce che ci avvicina all’esistenza, che ci «porta» al mondo e che ci nutre nel primo bagno sonoro della nostra vita per farci sentire ancora l’eco dell’utero (ambiente sonoro per eccellenza).

Alfred Tomatis, è stato un medico otorinolaringoiatra e ricercatore francese che ha creato un rivoluzionario metodo di audiopsicofonologia, partendo dai disturbi di sordità e studiando anche i problemi di emissione vocale nei cantanti. Secondo lui il canto carica di energia il cervello e crea un’energia circolare, molto simile all’elettricità in punti ben precisi del corpo, che corrispondono alle ghiandole che secernono ormoni e che in India chiamano “chakras».

Essi sono i centri di forza vitale nell’organismo umano. In sanscrito, la parola chakra significa «ruota» perché questi centri sono come vortici di energia. In realtà sono dei punti fisici che coincidono con le ghiandole che secernono ormoni.

I chakra sono sette e (approfondiremo questo argomento in un altro articolo) ognuno corrisponde ad un elemento e ovviamente a un tipo di energia e un effetto fisico particolare, che possiamo attivare con dei canti mirati chiamati mantra (canto sacro). I Bija Mantra sono dei mantra «seme» che si utilizzano per «seminare» i centri energetici.

I sette chakra sono:

  1. Muladhara: Centro basale, ha sede alla base della spina dorsale. La vibrazione è lenta, grave. Il suo elemento è la terra. Il suo colore rosso. Il suo Mantra seme: Lam. La sua Nota industani: Sa
  2. Svadhistana: Centro sacrale, situato all’altezza del pube. Plesso ipograstrico. Il suo elemento è l’acqua. Il suo colore è arancione. Il suo mantra seme è Vam. La sua nota: Re
  3. Manipura: é situato lungo la colonna vertebrale all’altezza del plesso solare (o epigastrico). E’ la sede dell’elemento Fuoco. Il suo colore è giallo. Il suo Mantra seme è Ram. La sua nota è Ga.
  4. Anahata: Il Centro del cuore. Anahata significa «suono mistico» è situato all’altezza dello sterno. E’ il chakra della compassione e la leggerezza. La sede dell’io inconscio. Il suo Colore è verde. Il suo Mantra è Yam. La sua nota: Ma.
  5. Visuddha: Centro della gola. Coincide con la sede della ghiandola tiroide. Qui c’è secondo gli antichi alchimisti, il crogiuolo dove si attivano i quattro elementi precendenti: l’etere. Dall’elemento Etere si forma il senso dell’udito. Il suo colore è azzurro (o blu). Il suo mantra «Ham». La sua nota «Pa» .
  6. Ajna: Centro della fronte, chiamato anche «Terzo Occhio». E’ il centro del comando. La sede delle facoltà conoscitive. Coincide con la ghiandola pituitaria, i cui ormoni regolano lo sviluppo corporeo, il completo controllo dei sensi. Il suo Colore è Indaco, il suo Bija Mantra è, naturalmente, Om. La sua nota: «Dha»
  7. Sahasrara: Il Loto dai mille petali, il Centro della Corona. Situato sulla sommità del capo. Sede delle ghiandola pineale. Viene chiamato anche «settimo sigillo» perché da qui tutta l’energia in ascesa dagli altri chakra si collega con le energia più alte dell’Universo. Qualcuno lo identifica con il colore viola. Il suo Mantra è il silenzio. La sua nota di riferimento è «Ni».

Per concludere, il canto è la via maestra per raggiungere benessere e armonia a livello fisico e psichico e questi sono solo una minima parte di metodi di saggezza antica arrivata a noi, tanto si è perso in Occidente sulla continuità delle ricerche empiriche e popolari, con tanti roghi e tanto sangue nelle mani di potenti e religiosi, ma qualcosa è arrivato e qualcosa si è comunque infiltrato nei loro codici patriarcali che hanno voluto allontanare la madre terra dalla saggezza popolare, qualcosa si è comunque infiltrato nel canto gregoriano e i vespri e le messe meravigliose della musica sacra rinascimentale e barocca.

Continueremo a cantare per avvicinare Madre Terra, perché è con lei che dobbiamo armonizzare per ritrovare un’equilibrio sonoro perduto in tanti secoli di depredamento e depravazione naturale e sonora.

Il canto è risonanza, e la risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’Universo, dal più piccolo atomo all’infinito delle galassie.

E si manifesta come messaggio: Il verbo è madre.

Garbage music

Oggi ho ritrovato una frase riportata sul mio libro di viaggio in India di un paio di anni fa, presa da «Sacred Music» di Alain Danielou, un libretto trovato in una fumosa libreria vicina a Ram Jhula, Rishikesh, dove mi trovavo a fare la mia formazione in Nada Yoga. Bevevo un chai in questo posto un po’ magico con vista al Gange, un pomeriggio di pioggia monsonica e ho trascritto quasi distrattamente questo:

“ the listener is responsible for what he hears, and the composer for what he creates”

questa frase ritrovata mi ha fatto riflettere moltissimo. Io considero che la vita dell’uomo è un pattern armonico, che la sua naturale inclinazione dovrebbe essere quella di scegliere quale musica è benefica per se stesso e quale non lo è per niente. «Sentire» in qualche modo l’effetto che certi suoni provocano al proprio corpo-mente.

Ma come accade nella società contemporanea con le imposizioni del mercato, la musica è soltanto un bene di consumo, è diventata, come tante altre cose, una necessità imposta. Costante, invadente e prepotente. E purtroppo non è neanche musica alta, di qualità o almeno rituale o spirituale. E’ solo musica che cerca di attirare l’attenzione del consumatore, con ritornelli pseudo-familiari, sovente vocale con testi che parlano d’amore (con una concezione dell’amore tra l’altro vuota e banale), ritmi semplici e suoni sintetici che fanno diventare l’ascolto inevitabile e assordante.

Tutto questo genera malessere, fisico, mentale, e di conseguenza, spirituale.

E’ alla stregua del cibo spazzatura, e quindi io la chiamerei “garbage music”.

Credo che inizia a essere il tempo in cui dobbiamo prendere coscienza del fatto che non possiamo continuare a usufruire o a usare la musica come un bene di consumo imposto. E’ irresponsabile (perché c’è ignoranza) da parte di chi vende la musica e di chi la compra. E io comincio a pensare che non sia così innocente il fatto di farci ammalare per poi venderci le medicine. Cioè la cura che il mercato impone. C’è una sadica correlazione tra il mantenere la popolazione un po’ malaticcia (senza farti morire, altrimenti non consumi più) e il venderle delle medicine costantemente. E qui, il mio collegamento mentale tra musica e salute, fa un altro saltino.

La musica e la medicina sono nate insieme!

Nella cultura Ippocratica, per dare degli esempi all’origine delle nostre scienze, la malattia non veniva ancora concepita come distinta dalla persona, cioè come entità separata, ma presa nella sua interezza e complessità. Cioè olistica.

Per Platone la vita dell’uomo è dominata dall’armonia e dal ritmo e la formazione musicale forgerebbe il carattere e l’anima della persona. Per i greci il mondo intero poggiava su principi musicali. Aristotele diceva che sentendo un qualsiasi strumento è possibile alleviare le tensioni psichiche.

E poi nella concezione di Ippocrate il concetto chiave è quello di equilibrio-squilibrio tra i vari umori, che possono garantire la salute o provocare la malattia. Ed è qui che la sua «armonizzazione» degli umori o le parti del corpo umano vengono «temperate» con i sistemi di misurazione musicali. E che attraverso la musica si può «sintonizzare» dette parti del corpo.

In Ippocrate* (Veggetti, Il pensiero di Ippocrate) leggiamo testualmente che una volta che “siano entrate in un sistema armonizzato” (intendi: le parti del corpo umano) secondo rapporti musicali esatti, nel quale cioè appaiano le tre consonanze, quarta quinta ed ottava, esse vivono e si accrescono mediante gli stessi alimenti di cui fruivano precedentemente. Se invece non entrano in un sistema così armonico, se cioè il suono grave non è in consonanza con l’acuto nel primo intervallo o nel secondo o nell’ottava, il fatto che uno solo sia falso fa sì che tutto l’accordo non regga; non può infatti accompagnare il canto. Le parti in tal caso passano dal maggiore al minore prima del tempo poiché non sanno quello che fanno».

O nell’Ayurveda, i dosha (in sanscrito दोष, doṣa), che sono le tre sostanze vitali presenti nell’apparato psico-somatico di ogni persona: Vata, Pitta e Kapha e servono per pervenire ad una diagnosi e per trovare i rimedi per ristabilire nell’organismo il “prakriti” (appunto lo stato primitivo di equilibrio), si armonizzano (oltre che con l’alimentazione) anche grazie alla musica. In India sono i suoni che risvegliano i meccanismi di auto guarigione. La coscienza è suono ininterrotto che da la vita al mondo materico.

In tutte le culture la musica ha una funzione terapeutica, e in molti rituali accompagna la nascita e la morte degli individui. E’ sempre stata generatrice di trance, grazie al suo potere di generare stati alterati di coscienza che aiutano a dissolvere le illusioni della mente.

L’orecchio è il primo senso che si forma nel ventre materno ed è l’ultimo che si perde quando lasciamo questo mondo. Per questo in molte culture si accompagna il morente con musica per fare più piacevole il suo viaggio nell’aldilà.

Rileggendo in questi giorni Curt Sachs, l’etnomusicologo tedesco ne «Le sorgenti della musica» mi sono imbattuta in delle riflessioni inevitabili che anche a me sgorgano ogni volta che mi siedo in un bar o faccio una chiamata burocratica al telefono:

«la vita moderna è satura fino alla nausea di musica e sedicente musica (…) Ma persino mentre prendiamo una tazza di caffè siamo costretti a subire continuamente l’interferenza chiassosa degli altoparlanti e dei juke-box (…) Gli uomini più civilizzati sono divenuti uditori voraci, ma non ascoltano più. Usando il suono articolato come una specie di droga, abbiamo dimenticato di esigere significato e valore in ciò che ascoltiamo»

E questo lo scriveva a metà del 900… indovinando in qualche modo la deriva consumistica della musica che avrebbe portato alla perdita totale della funzione della stessa, l’avrebbe spogliata di significato culturale e spirituale e relegata a puro intrattenimento da comperare ai soliti capitalisti che vogliono solo arricchirsi sempre di più a costo della nostra salute psicofisica.

parliamo di Nada

Posted on by absentha

Nada significa flusso di suoni e Yoga significa unione. Nada Yoga è il processo per il quale  la mente individuale si unifica alla coscienza cosmica attraverso il flusso di suono. 

Quando il fiume della conoscenza è bloccato dall’ego, Nada può rimuovere le ostruzioni permettendo al fiume della coscienza individuale di unirsi con la fonte. L’oceano di pura coscienza.

Nada è anche chiamato Shabd che significa “parola” ed è prodotto ad esempio battendo due oggetti (in questo caso si chiama Ahat Nad) o senza batterli e in quel caso si chiama Anahat Nad.

Il suono Anahat può sentirsi nel chakra del cuore (anahat chakra) è il suono del Om, ed è il suono primordiale attraverso la cui vibrazione fu creato il mondo.

Prakriti è energia, energia è vibrazione e tutte le vibrazioni sono suono. Se riusciamo a risuonare con la frequenza dell’universo, noi diventiamo uno con esso.

D’accordo con la tradizione spirituale dell’India, i Veda, le antiche sacre scritture, sono composizioni in versi e mantra, e se cantati in alcuni modi particolari, producono vibrazioni intonate che generano specifici effetti nel corpo, mente e spirito.

Nirgun Brahman

Nirgun vuol dire senza qualità o attributi. Pura coscienza divina, eterna, assoluta, infinita. Il silenzio di Nirgun Brahman è la fonte di tutto il possibile, e il suo potenziale è contenuto al suo interno. 

Le note del sistema indiano sono:

Sa Re Ga Ma Pa Dha Ni Sa

Ognuna di queste note corrisponde anche ad ognuno dei sette chakra

Nella musica indiana, la musica è intrinsecamente legata alla spiritualità e di conseguenza al corpo e la mente.

Raga

I raga sono particolari strutture musicali, che seguono nell’esecuzione precise regole relativamente alle frasi melodiche consentite, un po’ come le nostre scale, anche se una particolarità rispetto alla prassi esecutiva occidentale è che molti Rāga prevedono l’utilizzo di due scale differenti, a seconda che la frase musicale sia ascendente o discendente. Ma di questo approfondiremo in un altro articolo.

I raga, basati nella melodia usano 22 microtoni con i suoi ascendenti e discendenti movimenti melodici. Ogni raga corrisponde a una stagione, uno stato d’animo e un determinato momento della giornata.

Como viene usato il suono in Nada Yoga?

I suoni sono generati dal silenzio, dal silenzio emerge il suono primordiale: Om, e da esso emergono tutte le vibrazioni e suoni.

I suoni possono essere usati in due direzioni: ricettivamente o attivamente. Nel modo ricettivo noi ascoltiamo ma non partecipiamo attivamente. Ascoltando il canto dei mantra, Bhajans, Kirtan, musica strumentale il canto vocalico dei Ragas, ma anche il vento, la pioggia, il canto degli uccelli in natura o addirittura il “suono del silenzio” quella vibrazione eterna, il sibillo dell’universo.  Ascoltare in questo modo ci immerge in uno stato meditativo profondo dove si perde la sensazone di separazione del corpo e il resto del mondo e si ha una piena e profonda consapevolezza.

Nella meditazione sonora attiva, c’è una partecipazione, si suona uno strumento, si canta,  di solito in gruppo. Ci sono quattro tipi di Nada d’accordo alla frequenza e intensità:

1)Vaikhari: Vak vuol dire “parola” e Hari vuol dire “Colui che può essere udito”. e’ un suono chiaro e chiaramente udibile. E’ un suono Ahat, che si può produrre battendo due oggetti. Anche la voce lo è perché vibrano le corde e c’è una frizione contro l’aria e gli altri muscoli.

Vaikhari è composto da Anamayakosha (materia) e Pranamayakosha (energia)

Madhyama vuol dire “quello di mezzo”, ed è un suono molto basso ma ancora non silente. Ha delle sottili vibrazioni con effetti profondi nella mente e il corpo. Può essere ascoltato da chi lo emette ma non dagli altri.

Pashyanti vuol dire “che può essere visto oltre ad essere ascoltato dall’interno” Pashyanti può essere il risultato di una sinestesia. Molti degli antichi mantra e preghiere   a deità sono di natura Pashyanti. Pashyanti si produce quando siamo connessi con le più vecchie parti del nostro cervello. Pashyanti affetta il corpo sottile con la sua combinazione tra Pranamayakosha e Anamayakosha.

Para Nada

Para significa “al di là” quindi Para Nada è al di là di ogni suono conosciuto . E’ il suono Om che non può essere prodotto da una un oggetto o da una persona. E’ un suono Anahat, la prima vibrazione che viene dalla fonte del silenzio puro di Nirgun Brahman. Para Nada è pura coscienza.

In Occidente?

In Occidente la musicoterapia non si occupa ancora del “malessere” o delle nevrosi causate dal cattivo uso della musica.

La musicoterapia è ancora una volta, tale e quale la nostra medicina, una cura validissima, interessantissima, ma viene a galla per trattare il malessere quando è già diventato malattia.

Che succederebbe se ognuno di noi potesse esplorare quale è il suono più benefico per se stesso? per il proprio essere, la musica che riequilibra il proprio essere e lo mette in sana vibrazione simpatica con il suono del universo (el zumbido)?

I greci dividevano la musica in tre parti: 

Ritmo: associato alla vita fisica e alle funzioni del corpo

Melodia: associato all’essere psichico, emozionale e mentale

Armonia: associato alla totalità della vita spirituale

Nei canti cerimoniali non c’è necessariamente significato in quello che si dice ma la cosa più importante è il “suono” della parola.

In India la pulsazione umana è chiamata pusazione di Shiva, e gli esercizi yogici sono pensati per generare cambiamenti attraverso le variazioni del ritmo della pulsazione.

Il ritmo è individuale e determina la definizione della personalità.

E questa pulsazione determina lo stato di salute di una persona, e anche, come nell’Ayurveda, il dosha personale.

La musicoterapia occidentale comunque ha molti punti in comune con l’Oriente e il nostro compito, essendo yogini, è quello di Unire! che è il vero significato dello Yoga

Namastè!

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:)

parliamo di Nada

Nada significa flusso di suoni e Yoga significa unione. Nada Yoga è il processo per il quale  la mente individuale si unifica alla coscienza cosmica attraverso il flusso di suono. 

Quando il fiume della conoscenza è bloccato dall’ego, Nada può rimuovere le ostruzioni permettendo al fiume della coscienza individuale di unirsi con la fonte. L’oceano di pura coscienza.

Nada è anche chiamato Shabd che significa “parola” ed è prodotto ad esempio battendo due oggetti (in questo caso si chiama Ahat Nad) o senza batterli e in quel caso si chiama Anahat Nad.

Il suono Anahat può sentirsi nel chakra del cuore (anahat chakra) è il suono del Om, ed è il suono primordiale attraverso la cui vibrazione fu creato il mondo.

Prakriti è energia, energia è vibrazione e tutte le vibrazioni sono suono. Se riusciamo a risuonare con la frequenza dell’universo, noi diventiamo uno con esso.

D’accordo con la tradizione spirituale dell’India, i Veda, le antiche sacre scritture, sono composizioni in versi e mantra, e se cantati in alcuni modi particolari, producono vibrazioni intonate che generano specifici effetti nel corpo, mente e spirito.

Nirgun Brahman

Nirgun vuol dire senza qualità o attributi. Pura coscienza divina, eterna, assoluta, infinita. Il silenzio di Nirgun Brahman è la fonte di tutto il possibile, e il suo potenziale è contenuto al suo interno. 

Le note del sistema indiano sono:

Sa Re Ga Ma Pa Dha Ni Sa

Ognuna di queste note corrisponde anche ad ognuno dei sette chakra

Nella musica indiana, la musica è intrinsecamente legata alla spiritualità e di conseguenza al corpo e la mente.

Raga

I raga sono particolari strutture musicali, che seguono nell’esecuzione precise regole relativamente alle frasi melodiche consentite, un po’ come le nostre scale, anche se una particolarità rispetto alla prassi esecutiva occidentale è che molti Rāga prevedono l’utilizzo di due scale differenti, a seconda che la frase musicale sia ascendente o discendente. Ma di questo approfondiremo in un altro articolo.

I raga, basati nella melodia usano 22 microtoni con i suoi ascendenti e discendenti movimenti melodici. Ogni raga corrisponde a una stagione, uno stato d’animo e un determinato momento della giornata.

Como viene usato il suono in Nada Yoga?

I suoni sono generati dal silenzio, dal silenzio emerge il suono primordiale: Om, e da esso emergono tutte le vibrazioni e suoni.

I suoni possono essere usati in due direzioni: ricettivamente o attivamente. Nel modo ricettivo noi ascoltiamo ma non partecipiamo attivamente. Ascoltando il canto dei mantra, Bhajans, Kirtan, musica strumentale il canto vocalico dei Ragas, ma anche il vento, la pioggia, il canto degli uccelli in natura o addirittura il “suono del silenzio” quella vibrazione eterna, il sibillo dell’universo.  Ascoltare in questo modo ci immerge in uno stato meditativo profondo dove si perde la sensazone di separazione del corpo e il resto del mondo e si ha una piena e profonda consapevolezza.

Nella meditazione sonora attiva, c’è una partecipazione, si suona uno strumento, si canta,  di solito in gruppo. Ci sono quattro tipi di Nada d’accordo alla frequenza e intensità:

1)Vaikhari: Vak vuol dire “parola” e Hari vuol dire “Colui che può essere udito”. e’ un suono chiaro e chiaramente udibile. E’ un suono Ahat, che si può produrre battendo due oggetti. Anche la voce lo è perché vibrano le corde e c’è una frizione contro l’aria e gli altri muscoli.

Vaikhari è composto da Anamayakosha (materia) e Pranamayakosha (energia)

Madhyama vuol dire “quello di mezzo”, ed è un suono molto basso ma ancora non silente. Ha delle sottili vibrazioni con effetti profondi nella mente e il corpo. Può essere ascoltato da chi lo emette ma non dagli altri.

Pashyanti vuol dire “che può essere visto oltre ad essere ascoltato dall’interno” Pashyanti può essere il risultato di una sinestesia. Molti degli antichi mantra e preghiere   a deità sono di natura Pashyanti. Pashyanti si produce quando siamo connessi con le più vecchie parti del nostro cervello. Pashyanti affetta il corpo sottile con la sua combinazione tra Pranamayakosha e Anamayakosha.

Para Nada

Para significa “al di là” quindi Para Nada è al di là di ogni suono conosciuto . E’ il suono Om che non può essere prodotto da una un oggetto o da una persona. E’ un suono Anahat, la prima vibrazione che viene dalla fonte del silenzio puro di Nirgun Brahman. Para Nada è pura coscienza.

In Occidente?

In Occidente la musicoterapia non si occupa ancora del “malessere” o delle nevrosi causate dal cattivo uso della musica.

La musicoterapia è ancora una volta, tale e quale la nostra medicina, una cura validissima, interessantissima, ma viene a galla per trattare il malessere quando è già diventato malattia.

Che succederebbe se ognuno di noi potesse esplorare quale è il suono più benefico per se stesso? per il proprio essere, la musica che riequilibra il proprio essere e lo mette in sana vibrazione simpatica con il suono del universo (el zumbido)?

I greci dividevano la musica in tre parti: 

Ritmo: associato alla vita fisica e alle funzioni del corpo

Melodia: associato all’essere psichico, emozionale e mentale

Armonia: associato alla totalità della vita spirituale

Nei canti cerimoniali non c’è necessariamente significato in quello che si dice ma la cosa più importante è il “suono” della parola.

In India la pulsazione umana è chiamata pusazione di Shiva, e gli esercizi yogici sono pensati per generare cambiamenti attraverso le variazioni del ritmo della pulsazione.

Il ritmo è individuale e determina la definizione della personalità.

E questa pulsazione determina lo stato di salute di una persona, e anche, come nell’Ayurveda, il dosha personale.

La musicoterapia occidentale comunque ha molti punti in comune con l’Oriente e il nostro compito, essendo yogini, è quello di Unire! che è il vero significato dello Yoga

Namastè!